1 - 15412345...102030...»

Appello al voto Referendum costituzionale

plakatDomenica si vota!

Noi Verdi Grüne Vërc consigliamo di votare NO. Il nostro no, non è un no ll’Italia o un no a Europa, ma un no a questa riforma.

Informazioni sul contenuto della riforma trovate sul sito di Politis che ha pubblicato una breve guida al referendum sulla riforma costituzionale.

Il parlamentare Florian Kronbichler, che nelle ultime settimane ha viaggiato molto per informare sulla riforma, riassume i principali argomenti per un No nei suoi post su Facebook.

 

Si vota solo domenica 4 dicembre dalle ore 7 alle ore 23.

Questione di equilibri

gleichgewichtIl Referendum Costituzionale è alle porte e mi trovo stranamente a invidiare tutte le persone in grado di comunicare in maniera chiara e univoca come voteranno domenica prossima. Anch‘io vorrei avere la stessa convinzione. Purtroppo però non è così.
Da punto di vista dei contenuti non ho dubbi su come voterei. Perfino i sostenitori concordano nel dire che si tratta di uno dei tentativi di riforma peggiori di tutti i tempi (anche solo dal punto di vista formale). Perfino la campagna di promozione più costosa non riesce a coprire il fatto che si tratta di una medicina sbagliata per una falsa malattia. Il fatto che sia collegata a una legge elettorale scandalosa provoca a tutti gli elettori e le elettrici di centro-sinistra un gran mal di pancia.
La conclusione all’inizio: non si può approvare questa riforma e chi lo fa, lo fa nella gran parte dei casi non sui fatti, ma su riflessioni politiche. Anche chi non si identifica con le politiche di Renzi, soffre all’idea delle possibili alternative: strilloni populisti, aizzatori xenofobi, nullità di destra, galli di sinistra… la scena politica italiana non offre un bello spettacolo. Renzi ha camuffato la sua inguardabile riforma con una grande operazione di marketing e ha trasformato il referendum in un voto di fiducia sulla sua persona. Questa trama però ci mette in un bel dilemma. Da un lato perché coloro che rifiutano i contenuti della riforma in questo modo fanno il gioco di quelli che non hanno niente di meglio da offrire, con ancor meno correttezza e sicurezza rispetto a un PD che con tutti i suoi difetti è ancora da ritenere una forza quanto meno progressista. Dall’altra perché l’analisi dei contenuti della riforma è diventata del tutto secondaria. E la cosa è ancor più spiacevole, visto che in un referendum si dovrebbe essere liberi di decidere proprio nel merito delle cose. Questa politicizzazione forzata, riguardo proprio il testo più importante della nostra democrazia, è molto grave e lascerà il segno anche sui prossimi appuntamenti elettorali.
Se vediamo la democrazia come un complesso gioco di equilibri, allora vedremo in questa riforma una cascata di elementi destabilizzanti che ci devono far drizzare le orecchie. In una democrazia esistono degli equilibri ben oliati tra le forze e su vari livelli che mantengono bilanciati il potere e il controllo: più forte è delineato il potere, più affilati devono essere i meccanismi che lo controllano.
La riforma Renzi-Boschi, collegata alla legge elettorale Italicum, nasconde molte insidie. Cerca infatti di risolvere la debolezza endemica delle forze politiche italiane con un aumento del potere costruito in modo artificiale. Il Senato viene depotenziato e delegato a sindaci e consiglieri regionali, i quali dovranno in poco tempo prendere posizione sulle leggi di bilancio dello Stato. La Camera, dopata da un premio di maggioranza esagerato, avrà il potere di nominare i Giudici delle Corte Costituzionale e così proprio una di quelle istanze che dovrebbero garantire il controllo. In tempi di populismo è un pericoloso spostamento degli equilibri.
Lo stesso si può osservare se parliamo di efficienza e sussidiarietà. I progressi ottenuti nel 2001 con grande fatica verso un federalismo dello Stato italiano, vengono annullati con la scusa dell’inefficienza delle amministrazioni locali. Eppure sussidiarietà e federalismo sono dei sistemi sperimentati con successo in tutte le grandi democrazie del mondo. Anche qui vale il discorso degli equilibri: più forte è uno stato centrale, meglio deve essere assicurata la responsabilità degli enti periferici. Ma la riforma toglie poteri alle Regioni secondo la logica di una migliore efficienza. Chi ha mai avuto occasione di entrare in un ministero a Roma, troverà arduo a immaginarselo un luogo deputato all’efficienza.
Se zoomiamo lo sguardo verso di noi, possiamo occuparci finalmente anche con gli equilibri della nostra realtà, seguendo forse il principio “più amministrazione autonoma, più partecipazione nei processi decisionali”. Questa riforma potrebbe avere delle ricadute negative anche sulla nostra autonomia e non riesco molto a capire la tranquilla fiducia della Volkspartei. Ma accanto al solito gioco “noi contro l’Italia” dovremmo guardare alla nostra democrazia interna, a cui non si è nemmeno fatto cenno nel corso di questa campagna elettorale… eppure sono in atto grandi manovre di regia intorno alla nostra autonomia: sono in corso trattative con lo Stato, i presidenti delle due province sembrano essersi accordati sul futuro della Regione e ci sarebbe pure un gruppo di persone che nel loro tempo libero si incontrano per discutere sul futuro dell’autonomia in quel processo che chiamiamo Convenzione. La visione su quale direzione si debba andare e sucome debba diventare la nostra democrazia è ancora molto oscura e nebulosa… e non abbiamo usato la discussione sul referendum per confrontarci in proposito e fare chiarezza.
Questo referendum è quindi una opportunità persa. La Costituzione deve essere rinnovata e sarebbe potuto essere un apice della storia democratica. La grande partecipazione ai molti dibattiti organizzati su questo referendum mostrano che le persone si sentono chiamate in causa. Stiamo davvero vivendo un bel momento di cittadinanza attiva. Lo spettacolo che stanno dando i leader politici italiani è invece una tragedia.
Chiedo dunque di poter decidere in piena libertà semplicemente nel merito della questione referendaria, senza dovermi preoccupare dei giochi di potere che non hanno nulla a che vedere con il quesito. In questo senso mi aggrappo alla nostra cara vecchia Costituzione, la quale nell’articolo 1 dichiara in modo inequivocabile che: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Appunto.

29.11.2016

Brigitte Foppa

Törggelen 2016

This gallery contains 9 photos.

Coi piedi per terra…?

Frammenti di una ricerca collettiva intorno a un termine „irritante“.

Abbiamo parlato di „Bodenständigkeit“, dopo che ci eravamo inciampati su questo termine, nell’elaborazione della „Vision“ dei Verdi Grüne Vërc. Il „Törggelen“ ci pareva un luogo e una forma adatti per farlo.

Der „Stein des Anstoßes“ (nel senso che ha fatto rotolare altri sassi…) era questa frase:

„Die Bodenständigkeit und die verschiedenen Sprachen Südtirols sind für uns wertvoll.“ (che in traduzione letterale potrebbe essere reso così: Viviamo l’essere coi piedi per terra e le diverse lingue del Sudtirolo come un patrimonio prezioso.)

Abbiamo scelto di partire dalle posizioni polarizzate, riassunte da Corinna (contraria al termine) e Toni (che lo difende):

Bei der Diskussion über unsere Vision sind wir über den Begriff „Bodenständigkeit“ gestolpert. Vielleicht liegt das daran, dass wir dieses Wort nur mit alten, eher „konservativen“ Synomymen  wie Erd- und Heimat verbunden oder sesshaft und heimisch in Verbindung gebracht und es daher auch mit „legame con la propria terra“ übersetzt haben.

Es gibt aber auch eine andere Bedeutung von Bodenständigkeit, die wir für unsere Vision verwenden sollten. Denn Bodenständigkeit sollte m. E. nicht (nur) durch eine Verbundenheit zum Wohnort / zur „Heimat“ definiert sein. Bodenständigkeit sollte vielmehr Haltungen oder  Einstellungen zum Ausdruck bringen: Klarheit im Blick, Realitätsnähe und unkomplizierte Denkweisen auch in Fragen der Komplexität. Bodenständig hieße demnach „auf dem Boden (der Tatsachen) stehend“ und hätte die Bedeutung von „geerdet“ (con i piedi per terra).

In einer Zeit, wo Flexibilität gefragt und gefordert ist, könnte dieser Begriff vor allem „Ruhe im Inneren“ oder „Sicherheit und Achtsamkeit“ bedeuten.

Bodenständig wäre so betrachtet nichts Statisches und Unverrückbares, sondern die Voraussetzung, um von einer sicheren Basis aus Neues zu wagen, innovative und kreative Lösungen anzustreben.

(Toni Ladurner)

La Bodenständigkeit mi sembra un concetto inadeguato alla nostra realtà (la “Bodenständigkeit“ ha a che fare con terra, “radicamento“, radici, provenienza, proprietà, identità… – cosa che proprio noi Verdi dovremmo guardare con grande senso critico…) e ancora di più inadeguato per quanto riguarda il futuro (il futuro porta più incertezze che mai, arrivando a possibilità e scenari che per noi ora nono inimmaginabili – come possiamo, quindi, apprezzare di sentirci “con i piedi per terra“ per innalzarci a guardare lontano…?? Lontano dove? Non abbiamo la minima idea di cosa potremmo vedere in quella lontananza. A parte il fatto che non sappiamo nemmeno dove guardare…;)
Forse l’irritazione nasce anche da un concetto che “sento“ tra le righe, e cioè quello che „bisogna prima essere sicuri nella proprio identità (terra, radici, Heimat, Boden…), nel proprio ‘sentire’ per poter poi affrontare bene il mondo“. Questa concezione, spesa soprattutto a livello di insegnamento di lingua, non corrisponde alla realtà (come sappiamo è scientificamente comprovato) e non rende giustizia alle identità che modificano in continuazione. Non si parte da una base, la ‘base“ non esiste, è un concetto ‘inventato’. Non dovremmo noi Verdi legarci proprio a concetti così vecchi e superati.
(Corinna Lorenzi)

Ecco alcune delle riflessioni che abbiamo fatto, in modo anche contrastante, ma in un crescendo di comprensione reciproca:

  • A me il concetto rimanda comunque a periodi bui che avevano messo al centro proprio il „Sangue e suolo“.
  • Bodenständig lo sopporto solo se accoppiato a un termine antagonista complementare, tipo „Bodenständigkeit und Weltoffenheit“.
  • Per me è un termine brutto, mi costerebbe fatica votare un partito che ha questo termine nella sua Vision.
  • Per me il termine riporta alle radici e sto riflettendo molto in questo periodo sulla necessità di avere delle radici per poter volare.
  • Attualmente bodenständig non è una parola associata ai Verdi, ma dovrebbe esserlo, perché vorrebbe dire fare una politica più concreta e vicina alle persone, si starebbe di più „auf dem Boden der Tatsachen“ e meno „campati per aria“.
  • Nell’antico motto dei movimenti ecologisti „Pensare globalmente, agire localmente“ si trova già condensato questa complementarietà tra Bodenständigkeit e Weltoffenheit.
  • Sentirsi appartenere a una terra e la concretezza sarebbe necessario anche per gli italiani di questa provincia – e significherebbe essere meno lontani dalle persone. I Verdi sono percepiti a volte „per aria“, forse sono anche solo „troppo avanti“.
  • Il termine si rifa alla „Eigentlichkeit“ di Adorno. Anche se si potesse interpretare nel senso dell’autenticità e della genuinità, bisogna considerare che si colloca comunque in uno spazio semantico „occupato“. La soluzione sta probabilmente nella collocazione all’interno di una dialettica con un termine che contrasta l’eccesso di unilateralità.
  • Bodenständig ha un’accezione anche spirituale, che forse a volte non comprendiamo appieno.
  • Il significato di bodenständig in Tirolo rimanda comunque a Blut&Boden e al DJ Ötzi – ma se ad esempio si guarda questa Stube (al Kinighof a Signat, n.d.r.) si vedono elementi di integrazione con culture diverse. Anche questo è Südtirol!
  • Ho fatto una serie di traslochi e in quelle occasioni si scoprono sempre i legami e la fluttuabilità. Per me la Bodenständigkeit è positiva. I Verdi sono visti più sospesi per aria, l‘unica eccezione è costituita da Hans, che percepisco come veramente bodenständig.
  • I Verdi sono nati proprio in contrapposizione a un Sudtirolo percepito come statico e chiuso su sé stesso e sulle proprie tradizioni in modo asfittico. Non a caso si chiamavano molto esplicitamente Alternative Liste für das Andere Südtirol (ALFAS), con due riferimenti alla diversità, all’apertura. Oggi bisogna trovare un nuovo modo di contestualizzarsi, nei tanti dibattiti in giro per la provincia il nostro ruolo è spesso quello della controparte, a prescindere.
  • Potrebbe essere anche una questione generazionale? Per noi giovani la Bodenständigkeit non è più un tema. Forse in questo dibattito si specchia di più la differenza tra città e campagna.
  • Le mie associazioni sono positive: Geerdet, nachhaltig, weiblich.
  • Nella mia realtà comunale rilevo diversi tipi di Böden, di suoli (il bosco, i pascoli, il suolo sigillato nei centri…, e poi un diverso suolo nelle varie parti del paese…), di per sé il suolo è il tema più verde in assoluto. Noto che come consigliera comunale verde vengo percepita come quella che disturba la quiete. Verde comunque dà fastidio.
  • Lo stigma che portiamo come Verdi secondo me è legato al fatto che presentiamo lo specchio al Sudtirolo dominante, questo ci rende antipatici. Noto ai dibattiti con gli Schützen che come Verde sono considerata automaticamente come non-bodenständig, e quindi affermarlo nella Vision con forza, mi dà il senso di restituire questa parte di me che l’essere verde mi toglie.
  • Sono in Sudtirolo da molto, ma alla fine si resta sempre Gastarbeiter! Forse è proprio questa Bodenständigkeit che rende il Sudtirolo una terra escludente, mi sembra anche un concetto ridondante e che guarda indietro. Forse anche la somma di regole (che spesso conoscono solo gli addetti ai lavori, gli indigeni, gli Eingeweihten) distrugge i potenziali, la creatività.
  • Bello il dibattito sulla consapevolezza di quello che si è, sono una cittadina del mondo e in molti sperimentiamo l’equilibrio che deriva dall’essere in più terre. A volte spaventiamo come Verdi, perché abbiamo sempre la verità in tasca.
  • La Bodenständigkeit è bella e necessaria, specie per me che lavoro la terra. L’innovazione è possibile solo a partire da buone radici e il senso della realtà – che ad ogni modo non deve mai escludere.
  • Non basta usare il concetto di Bodenständigkeit insieme a un elemento antagonista, lo si deve anche spiegare. Per la Visione una soluzione potrebbe essere mettere delle note a pié di pagina.
  • Tutto dipende dal contesto. È il Südtirol che è bodenständig, non necessariamente noi come Verdi. Per noi può significare la cura dell’ambiente, della terra, specie per chi vive in montagna. Però bisogna liberare la Bodenständigkeit dall’idea di possesso. La terra è di Dio e se vogliamo usare il concetto dobbiamo sempre farlo in senso antipodico (v. le utopie concrete).
  • Ho imparato molte cose oggi. Non provo fastidio per il termine bodenständig, forse perché lo sono. Questo non mi impedisce di volermi magari anche trasferire a Vienna – mentre mia moglie viennese preferirebbe stare qui.
  • Possiamo pensare la Bodenständigkeit più come metodo, come modo di affrontare i problemi, in modo realista, concreto, appunto, coi piedi per terra.

Detto tutto questo (e molto altro e mi scuso per quelle parti che non ho trascritto e quindi restano solo nelle nostre memorie) siamo passati alla sperimentazione „fisica“ della Bodenständigkeit, mangiando, bevendo e chiacchierando, in una Stube in cui su di noi vigilavano, dal soffitto, lo Spirito Santo e, dalla parete, in bella complementarietà, La Divina Commedia.

Brigitte/16.11.16

1 - 15412345...102030...»
Appello al voto Referendum costituzionale

Appello al voto Referendum costituzionale

Domenica si vota! Noi Verdi Grüne Vërc consigliamo di votare NO. Il nostro no, non è un no ll'Italia o un no a Europa, ma un no a questa riforma. Informazioni sul contenuto della riforma trovate sul sito di Politis che ha pubblicato una breve g[...]
Questione di equilibri

Questione di equilibri

Il Referendum Costituzionale è alle porte e mi trovo stranamente a invidiare tutte le persone in grado di comunicare in maniera chiara e univoca come voteranno domenica prossima. Anch‘io vorrei avere la stessa convinzione. Purtroppo però non è così. [...]
No thumbnail available

Törggelen 2016

Coi piedi per terra…? Frammenti di una ricerca collettiva intorno a un termine „irritante“. Abbiamo parlato di „Bodenständigkeit“, dopo che ci eravamo inciampati su questo termine, nell’elaborazione della „Vision“ dei Verdi Grüne Vërc. Il „Törg[...]
Serate Informative Riforma Costituzionale

Serate Informative Riforma Costituzionale

Fino al 4 dicembre Florian Kronbichler partecipa ancora a tanti eventi informativi per promuovere il NO. Ecco le date degli eventi pubblici: Donnerstag, 24. 11. vormittag im Walther-von-der-Vogelweider-Gymnasium in Bozen mit Philipp Achammer und[...]
Si doveva evitare!

Si doveva evitare!

Il tragico incidente alla stazione di Bolzano è sintomo di una emergenza profughi ormai cronica La triste notizia a momenti passava quasi inosservata: la scorsa notte un giovane eritreo è morto alla stazione di Bolzano travolto da un treno. I dettag[...]
Il 4 dicembre noi votiamo NO

Il 4 dicembre noi votiamo NO

Il Parlamento italiano ha deciso in primavera con i soli voti della maggioranza di governo di modificare la Costituzione in diversi punti chiave. Su questa cosiddetta “riforma costituzionale” i cittadini potranno finalmente votare il prossimo 4 dicem[...]
La vittoria di Trump è una catastrofe per la politica di tutela del clima

La vittoria di Trump è una catastrofe per la politica di tutela del clima

L’impensabile è successo: Donald Trump è presidente degli Stati Uniti. Dal punto di vista dei Verdi si tratta di una catastrofe per la politica di tutela del clima. Primo, per il clima in senso stretto. Trump non solo è il campione delle energi[...]