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Cambiamento climatico e vecchie ricette

neve-artificiale-oberholz-altaCambiamento climatico: Dolomiti Superski e HGV dovrebbero pensarci bene prima di riproporre vecchie ricette.

Le sfavorevoli condizioni del tempo e la mancanza di neve hanno spinto il presidente di Dolomiti Superski e dell’associazione albergatori a invocare un più forte ricorso al bene pubblico acqua per innevare artificialmente le piste nel più breve tempo possibile. Il ricorso a derivazioni da fiumi e torrenti e più grandi serbatoi in alta quota dovrebbero servire a trasformare acqua in neve appena le temperature si abbassano un po’. Insomma: una corsia preferenziale per il turismo invernale, senza con ciò reagire in modo sostenibile al cambiamento climatico.

La risposta non può consistere in un più intensivo sfruttamento che minaccia le risorse più importanti di cui dispongono le Alpi, cioè l’acqua e il paesaggio. Stravolgere le norme a tutela delle acque e seminare in alta montagna altri grandi serbatoi è la risposta sbagliata al cambiamento radicale delle condizioni climatiche. Il turismo invernale raggiunge da 5 anni il 37% dei pernottamenti totali (circa 11 milioni all’anno). Bisogna pensare ad alternative valide, invece di spremere fino all’ultimagoccia le risorse delle Alpi e disseminare le montagne di migliaia di cannoni divoratori di acqua e di energia.

Hans Heiss
Brigitte Foppa
Riccardo dello Sbarba

Bolzano, 17. 12. 2014

L’insicurezza della politica

Riccardo Dello SbarbaDISCORSO SULLA LEGGE DI BILANCIO 2015

È sempre facile esternalizzare i problemi, riferendosi alla crisi internazionale e scaricandoli sull’Italia e sulla burocrazia europea, che certo hanno tutte le colpe possibili, “ma l’insicurezza ha caratterizzato anche la politica fatta nella scorsa legislatura e nella prima parte di questa, grazie alle scelte politiche della maggioranza, tra cui quella relativa all’energia”. In campo sociale hanno creato insicurezza le modifiche ad hoc di una serie di settori della politica sociale senza un disegno complessivo, senza parlare chiaro con i cittadini o senza avere la consapevolezza delle conseguenze: per esempio, la revisione del livello di assistenza relativamente alla non autosufficienza, che ha spesso portato a una riduzione della copertura. Questo ha portato incertezza ai cittadini, i quali si domandano quanto sia solido il welfare locale. A ciò si è aggiunta la modifica del contributo sulla casa: anche in questo caso i funzionari competenti hanno mostrato proiezioni in base alle quali il sussidio non sarebbe stato ridotto, ma così non è stato. Si è poi intervenuti nell’ambito della casa: mentre fino a oggi un certo punteggio garantiva il diritto alla casa, dal prossimo anno questo non sarà più garantito, trasmettendo il messaggio che non ci sono più soldi per tutti. Questo non è più il welfare europeo che conosciamo e che ci differenzia dagli USA, non si procede più a coprire il gap tra i redditi.

La vicenda della sanità è stata gestita in maniera catastrofica, soprattutto se si pensa al trasferimento ad altro incarico di Mathá e allo studio Pasdera, che, tutto costruito sui costi, dice poco rispetto alla qualità del sistema. La politica ha giocato male le proprie carte, e anche qui ha trasmesso insicurezza: invece che presentare la riforma negli ospedali, l’ass. Stocker sarebbe dovuta andare prima sul territorio e partire da lì. Nella percezione del cittadino la politica che chiude ospedali è una politica che non si cura di lui. L’Autonomia deve essere anche un modello di welfare, e di questo si può discutere anche nella convenzione; la discussione in merito sarebbe già dovuta avvenire, e anche questo ha creato insicurezza.

Il “pasticcio” dell’energia è poi un ulteriore fattore di insicurezza “fatto in casa”: sulla questione delle grandi concessioni, che producono la maggior parte dell’energia, si è rimasti fermi alla truffa del 2006, e rispetto alla legge omnibus approvata in ottobre, che era “una sanatoria dell’illegalità” e prevedeva la riorganizzazione del settore con una fusione AEW-SEL, con trasferimento a questa società delle concessioni e delle autorizzazioni amministrative e chiusura della cosiddetta “procedura Caia”, si è fatto un passo indietro: la road map è cambiata, e la “procedura Caia” rimessa in moto, pare in seguito a un incontro con Rispoli. Si intende revocare e riassegnare le concessioni a chi le meritava, riconsiderando le domande già presentate e valutando ex novo i progetti SEL trovati nel server, di cui però non si può garantire l’originalità e la completezza; Caia propone inoltre l’istituzione di un collegio di esperti esterni, che non si potrà non istituire. In ogni caso, cosa succederà se la procedura Caia si rivelerà inconcludente? Come si procederà? Il rischio è che, per una o più concessioni, si debbano rifare le gare, per decisione del magistrato delle acque: “A quel punto dovremo applicare pedissequamente il decreto Monti, e ci pentiremo di non avere una nostra legge sulle grandi concessioni”. In ogni caso, nel 2017 scadono Brunico, Val di Vizze e Marlengo, in seguito ne scadono altre: anche per questo una legge sulle grandi concessioni è necessaria. Bisogna quindi riaprire la riflessione su questo, cercando di rendere l’oggetto delle gare meno appetibile per chi guarda solo al profitto: la Provincia non deve fare l’imprenditrice, ma la legislatrice. In quanto all’opportunità della fusione, essa è stata motivata con dati che hanno il sapore propagandistico, pertanto non si possono avere certezze; certo è, però, che a livello europeo le grandi aziende si ridimensionano e differenziano la propria attività, e che la Provincia non potrà avere nella nuova configurazione un ruolo dominante nella produzione e distribuzione di energia, perché resterebbe il conflitto di interessi; sono i Comuni che devono fare produzione e distribuzione, mentre la Provincia deve limitarsi al ruolo legislativo, regolatore e di controllo.

Riccardo Dello Sbarba

BZ, 16.12.2014

Nessuna fusione senza prima ripristinare la legalità!

SELFallita la “sanatoria” delle concessioni illegali.

Giunta provinciale e Comuni di Bolzano e Merano hanno dovuto prendere atto di ciò che noi Verdi abbiamo sempre sostenuto: che non si può costruire una nuova società sulla base di concessioni idroelettriche viziate dall’illegalità. E’ quanto abbiamo proposto il 17 ottobre scorso, quando fu approvata la legge Omnibus che conteneva l’articolo sulla fusione Sel-Aew. Il nostro emendamento diceva testualmente che la fusione poteva avvenire a condizione “che sia prima ripristinata la legalità nelle concessioni idroelettriche oggetto della sentenza del Tribunale di Bolzano n. 138/2013 del 28 febbraio 2013, attraverso il riesame delle domande e dei progetti legittimamente presentati entro il termine del 30 dicembre 2005, assegnando nuovamente le concessioni alla migliore offerta”.

Questa strada, che due mesi fa fu bocciata, sembra ora quella che la Giunta provinciale vuole intraprendere. Il tentativo di “sanatoria tramite fusione”, previsto dalla legge Omnibus, è dunque fallito e il riesame delle concessioni riparte da zero, con l’aggravante che la Provincia ha perso due anni di tempo, perché la procedura di “nuova aggiudicazione” fu proposta dall’esperto Caia all’inizio del 2013 e fu approvata addirittura dalla Giunta nell’aprile 2013 con la delibera n. 562, che da allora è rimasta lettera morta.

Anche la richiesta che verrà fatta al Magistrato delle acque di rinviare l’udienza del 17 dicembre dimostra che tutti gli allarmi sulla “data di non ritorno” non corrispondevano alla realtà, ma erano solo un modo per mettere sotto pressione i Comuni per una decisione affrettata e non meditata. Ci fa piacere che adesso tutti scoprano che la richiesta di rinvio è un atto di buon senso, come avevamo sempre detto.

La Giunta provinciale cerca adesso di minimizzare la portata del cambio di rotta e rischia di aggiungere pasticcio a pasticcio. Bisogna che siano dette chiaramente alcune verità:

  1. Nessuna fusione è possibile se prima non viene ripristinata la legalità attraverso la procedura di riesame delle concessioni manipolate. Dalla nuova assegnazione capiremo quali centrali appartengono a chi e il valore effettivo di Sel e Aew. Su questa base le condizioni di una eventuale fusione dovranno essere completamente ridefinite (quote comprese).
  2. La Giunta provinciale deve chiarire le modalità della procedura di riesame, senza scaricare la responsabilità sugli uffici. In particolare:
    a) va chiarito sulla base di quale documentazione verranno valutate le proposte di Sel centrale per centrale, come e chi si assumerà la responsabilità di stabilire se esistono “progetti non manipolati”, oppure se Sel deve essere esclusa dalle gare in cui sono state commesse le illegalità;
    b) la Giunta deve ottemperare a quanto previsto dalla sua stessa delibera 562 del 2013 e nominare il “Collegio di esperti esterni” che dovrà riesaminare le concessioni, e che non è stato finora mai nominato.

In sostanza: prima bisogna riesaminare le concessioni manipolate e, con una procedura corretta e trasparente, assegnarle a chi le merita in base ai progetti regolarmente presentati. E solo poi si potrà parlare di fusioni o collaborazioni tra società pubbliche.
Che tutto ciò possa essere fatto entro fine gennaio solleva qualche legittimo dubbio.

Bolzano, 11 dicembre 2014

Cons. prov.
Riccardo Dello Sbarba
Brigitte Foppa
Hans Heiss

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Cambiamento climatico e vecchie ricette

Cambiamento climatico e vecchie ricette

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