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Una strada sbagliata

Motivi del NO Verde alla riforma costituzionale.

Membri Coordinamento Provinciale 2016 (d.s. Silvia Simoni, Gianluca Vignoli, Marlene Pernstich, Josef Untermarzoner, Anton Holzgethan, Markus Frei, Carla Leverato, Christian Troger, manca: Rosina Ruatti)

Appena è stata fissata la data del referendum costituzionale, il Coordinamento provinciale del Partito Verde si è riunito in una seduta straordinaria da cui è emersa una chiara posizione contraria alla riforma voluta dal Presidente del Consiglio Renzi e approvata in Parlamento. Il Coordinamento provinciale dei Verdi suggerisce quindi alle elettrici e agli elettori di votare NO al Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.

I Verdi Grüne Vërc dell’Alto Adige/Südtirol hanno partecipato con grande impegno alla discussione sulla riforma costituzionale su vari livelli istituzionali: in Consiglio provinciale a Bolzano, in Parlamento e nella Convenzione sull‘Autonomia.

Noi Verdi restiamo convinti che la democrazia italiana abbia bisogno urgente di una riforma delle proprie istituzioni. Vediamo però nella Riforma Renzi una „controriforma“: quella che si prospetta è peggio di quella che già abbiamo. Ecco i motivi:

  • Centralismo: lo Stato viene centralizzato e l’autonomia delle Regioni viene svuotata. Lo Stato centrale interverrà sull’autonomia delle Regioni “se l’unità economica e giuridica della Repubblica o l’interesse nazionale lo esigeranno”. È carta bianca per interventi arbitrari del governo sulle autonomie.
  • Tutela debole: la “clausola di tutela” per le cinque Regioni a Statuto speciale (tra cui la nostra) è una clausola di tutela per così dire. Non ci difende dall’ingerenza romana, semmai la proroga. La “clausola di tutela” ci garantisce solo per un po’ di tempo, nient’altro.
  • Riforma del bicameralismo solo apparente: il sistema bicamerale non viene eliminato. Il Senato verrà rimpicciolito, ma sarà più complicato e soprattutto meno democratico: i/le suoi/sue componenti infatti saranno nominati/e dall’alto e non più eletti/e dal basso.
  • Pericolo per la democrazia: in combinazione con la legge elettorale „Italicum“, la riforma costituzionale indebolisce la democrazia. Può infatti succedere che un partito minoritario ottenga la maggioranza dei seggi della Camera e così il Capo del governo, senza controbilanciamento, potrà nominare tutti gli organi costituzionali –e anche dichiarare lo stato di guerra per l’Italia!
  • Altre conseguenze negative: il Referendum permette solo un SÌ o un NO per 47 articoli costituzionali. Non si può votare sì per ciò che è positivo e no per gli aspetti negativi. Non è giusto. Ma ciò che è negativo è preponderante. Rimarchiamo anche il fatto spesso trascurato della rappresentanza femminile al Senato: poiché verranno delegati in buona parte sindaci e i primi cittadini in Italia sono per il 90% uomini, la presenza femminile sarà pressoché inesistente.

Noi Verdi altoatesini mettiamo in guardia da uno sguardo viziato da provincialismo della riforma costituzionale, come fa invece la Svp che dice che i Sudtirolesi debbono “guardare solo all’Alto Adige/Südtirol” e che in Alto Adige “non ci si deve interessare degli effetti a livello statale”. Oltre che poco solidale, riteniamo che questo atteggiamento sia autolesionista. La Costituzione ci deve interessare anche al di là della nostra autonomia. Senza la Costituzione e senza i diritti da essa sanciti la nostra autonomia non è immaginabile.

Chi si schiera a favore della riforma nascondendosi dietro alla “clausola di tutela” argomenta in modo negligente e contraddittorio. La miglior tutela per l’autonomia dell’Alto Adige/Südtirol sono Regioni vicine solidali. Dando più diritti speciali a Regioni speciali in mezzo a Regioni ordinarie svuotate di competenze, si provocheranno solo invidie e la nostra autonomia sarà sempre più difficile da difendere.

E se anche la clausola di tutela fosse davvero tale e non solo una clausola procrastinante: perché votare a favore di una riforma da cui cerchiamo di difenderci? Non è logico ed è addirittura cinico. È il solito modo di puntare sugli accordi tra partiti, piuttosto che sulla definizione di regole trasparenti. Ciò può anche essere vantaggioso in certe occasioni, ma alla lunga rende la nostra autonomia fragile e dipendente dalle relazioni politiche.

Noi Verdi diciamo quindi con convinzione NO a questa riforma costituzionale. Il vero problema di questo Stato non è una Costituzione non riformata. Di conseguenza questa riforma non può esserne la soluzione, anche se i suoi sostenitori tentano di convincerci del contrario. Non dobbiamo temere il ricatto, ma piuttosto una riforma il cui spirito centralizzatore e antidemocratico danneggerebbe anche l’Alto Adige/Südtirol.

Per il Coordinamento provinciale dei Verdi/ Für den Grünen Rat

Brigitte Foppa, Hans Heiss, Riccardo Dello Sbarba, Florian Kronbichler
BZ, 27. 9. 2016

Sex work: cambiamo prospettiva

Prostituzione: un’opportunità per una politica della città responsabile e moderna – cambiando prospettiva!

sexarbeit-ausschnittPer l’ennesima volta in Alto Adige si discute di prostituzione. È stato il sindaco Caramaschi a lanciare il tema sostenendo di voler affrontare il problema con divieti di sosta e l’apertura di bordelli.

Noi Donne Verdi vediamo questi interventi come tentativi maldestri e proponiamo di cambiare prospettiva. Solo così possono emergere altre possibilità d’azione, più utili ed efficaci.

  1. La prostituzione è un fenomeno maschile. Normalmente al centro dell’interesse pubblico e politico si ritrovano sempre le donne che offrono prestazioni sessuali in cambio di denaro. Eppure in tutto il fenomeno della prostituzione le donne sono solo una parte minoritaria. In Italia su 27.000 prostitute si calcolano ca. 2,5 milioni di clienti. Prostituti uomini e clienti donne sono solo delle comparse in questo scenario. Sarebbe quindi più sensato spostare l’attenzione sui clienti. Siamo contro misure punitive contro i clienti di prostituzione, ma la clientela deve essere contata, analizzata, resa visibile e soprattutto deve essere informata su chi e che cosa finanziano con l’acquisto di prestazioni sessuali.
  2. La prostituzione come mestiere scelto liberamente (noi lo chiamiamo sex work) è solo una minima parte del fenomeno complessivo. Per le sex worker che vogliono offrire i loro servizi in modo autodeterminato, potremmo anche accettare una sorte di “bordello”, sempre che siano le donne stesse a richiederlo. Esperienze internazionali mostrano però che la presenza di queste strutture non riduce l’attività sulle strade. La stragrande maggioranza delle prostitute infatti non sono libere sex worker, ma schiave e donne sfruttate, portate in Europa attraverso il traffico di esseri umani e che non decidono certo liberamente su professione, luogo e tariffe.
  3. Spesso chi argomenta a favore dell’apertura dei “bordelli” si scherma parlando di sicurezza e salute delle donne. Chiediamo quindi che di conseguenza vengano coinvolte nella discussione le donne direttamente interessate – le sex worker E le schiave. I sindaci che fanno proposte per una “prostituzione sicura”, hanno l’obbligo morale di partire dalle esigenze delle donne. Sono loro a essere l’anello più debole di tutto questo fenomeno e quelle che devono essere tutelate. Forse così sarebbe possibile individuare altri provvedimenti più utili ed efficaci rispetto al divieto di sosta: ad esempio aree di attesa più sicure, migliore illuminazione, bagni, luoghi riscaldati e prodotti contraccettivi e per l’igiene personale.

Da questo veloce schizzo da un’altra prospettiva emerge in modo chiaro quanto sia distorto il dibattito attuale e come si continuino a ignorare i punti centrali del problema della prostituzione. Spostare in altri quartieri, nascondere dietro le porte di un “bordello”, sembrano essere a prima vista delle misure plausibili. In realtà non risolvono proprio niente e ancora meno migliorano la condizione di tante povere donne.
Eppure sarebbe proprio qui, su questo tema, in questi luoghi, che dovrebbe iniziare una politica della città onesta, moderna e responsabile.

Brigitte Foppa e Evelyn Gruber-Fischnaller, per le Donne Verdi

Il „Divestment“ approda anche a Bolzano

I fondi di investimento pubblici devono rinunciare alle azioni legate alle energie fossili e puntare invece su quelle pulite e climasostenibili.

© Thüringe Grüne Brigitte Foppa, Reinhard Bütikofer, Johanna Donà

© Thüringe Grüne
Brigitte Foppa, Reinhard Bütikofer, Johanna Donà

Una delegazione dei Verdi europei (EGP) si trova in questi giorni nella nostra provincia per valutare una possibile ammissione dei Verdi sudtirolesi nelle proprie fila. Abbiamo approfittato di questa visita per parlare di “divestment”, un tema a cui Reinhard Bütikofer (europearlamentare e co-portavoce dei Verdi europei) si dedica da tempo. Ieri sera, 20 settembre 2016, interessati/e hanno potuto capire di cosa si tratta e partecipare a una bella discussione in proposito nella Casa Kolping a Bolzano.

Con “divestment” si intende l’uscita dagli investimenti nel settore dell’energia fossile. Questo movimento per la protezione del clima, nato da pochi anni, si sta lentamente diffondendo e unisce riflessioni etiche a strategie finanziarie per quello che riguarda la questione energetica. Non possiamo infatti frenare il cambiamento climatico e il riscaldamento della Terra, se continuiamo a investire i nostri soldi in energie fossili. Questa contraddizione diventa sempre più chiara e già associazioni, consorzi, istituzioni pubbliche e religiose iniziano a cambiare la tipologia dei loro investimenti. Tale presa di coscienza viene affiancata anche dai grandi gruppi economici che iniziano a dubitare della sensatezza degli investimenti economici nelle energie fossili. Il potenziale di CO2 contenuto nelle riserve di petrolio, gas e carbone non lascerà indifferenti i mercati finanziari. Se dobbiamo raggiungere gli obiettivi climatici – come è stato ribadito con forza dagli Stati anche durante l’ultima Conferenza sul clima di Parigi – allora una buona parte delle riserve fossili deve restare nel terreno. Ma più si investirà nelle energie fossili, più grande diventerà il pericolo di una “carbon bubble”, una “bolla del carbonio”, che ancora sta gonfiando i mercati finanziari e che prima o poi rischia di scoppiare. Questo fa sì che gli “investimenti fossili”, non solo non siano più sostenibili (non lo sono mai stati), ma anche sempre più a rischio. Grandi gruppi come Rockefeller e Allianz ne hanno già preso atto, così come grandi città (Stoccolma, Oslo, Bristol, Berlino…) e anche i fondi statali norvegesi. È compito di ogni persona, Comune, Provincia, Regione prendere atto di questa contraddizione intrinseca e di tale rischio – così Bütikofer – e iniziare così a “disinvestire”, cioè indirizzare gli investimenti su altre tipologie di energia.

Per il Gruppo verde in Consiglio provinciale e regionale, Brigitte Foppa ha anche presentato due interrogazioni, grazie alle quali abbiamo potuto esaminare gli investimenti nelle energie fossili a livello provinciale e regionale. Questi sono presenti essenzialmente in PensPlan Centrum S.p.A. nel cui portfolio si trovano tra 1,5 e 2% di azioni indirizzate ai settori di petrolio, carbone e gas. Inoltre, tramite Medio Credito, la Provincia ha partecipazioni in Alto Garda (6%), Enercoop (15 %) e Dolomiti Energia (0,27%). La Autostrada del Brennero S.p.A. da parte sua partecipa per il 52% alla Auto Plose Sadobre Srl.

Chiederemo quindi di rinunciare anche a queste partecipazioni. In questo modo la Provincia potrà rafforzare la sua strategia per la protezione del clima e la Regione potrà minimizzare il rischio finanziario. In un modo o nell’altro si tratta dei nostri soldi e del nostro futuro.

Bolzano, 21.09.2016

Brigitte Foppa, Hans Heiss, Riccardo Dello Sbarba

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